Ancora su Sergio Toppi: Davide e Golia

Qualche tempo fa in Sala Borsa a Bologna mi sono imbattuto in un piccolo libro di illustrazioni di Sergio Toppi intitolato “Davide e Golia”, publicato nel 2008 da Studio Michelangelo Edizioni. Il libro consiste in una raccolta di dieci illustrazioni in bianco e nero, accompagnate da una breve didascalia, che declinano in vari modi l’episodio biblico di Davide e Golia.

Davide e Golia di Sergio Toppi
Scusa, puoi stare fermo soltanto un secondo? (Il mignolino dev’essere qui.)
Davide e Golia di Sergio Toppi
Tuc tuc tuc…
Davide e Golia di Sergio Toppi
E’ dovere del governo nel prossimo futuro…in un’ottica di sviluppo… dare ampia risonanza…
Davide e Golia di Sergio Toppi
Rosa fresca e aulentissima… e accadde.

(Se vi capita, prendete questo libro, perché ci sono illustrazioni ancora più belle.)

Nell’interno della copertina è contenuta una brevissima introduzione di Toppi stesso, di cui vi propongo le seguenti frasi: “Ho scarsa simpatia per chi, grande e grosso, è solito prevaricare dall’alto della sua tracotanza e giustamente, come nel caso di Davide e Golia, incontra una fine ignominiosa. Il fragore del gigante che cade avvolto nei suoi bronzi guerrieri, sassolino in fronte, mi è sempre sembrato una buona musica. Aggiungo per onestà: sono di mediocre statura.”

Non c’è nulla da dire. Se leggete gli articoli qui sotto, uno mio, gli altri provenienti da Conversazionisulfumetto, capirete che è la chiusura di un cerchio.

Camminava come un gigante sulla terra

Per favore non chiamatemi maestro

La scarpa slacciata

L’ultimo dei grandi

Sergio Toppi: genio e regolatezza

Stati Uniti, guerra, fumetti e Milton Caniff

Ho da poco letto Male Call di Milton Caniff, una raccolta di strisce umoristiche e un po’ osé che uscivano su giornali di guerra americani durante la seconda guerra mondiale. Questa lettura mi ha fatto un po’ riflettere.

fumetto!!!

Un evento tragico, sconvolgente e annichilente come la seconda guerra mondiale appare, attraverso questo fumetto, una situazione decisamente meno oppressiva, a tratti leggera. Se penso a quello che mi raccontano i miei nonni di quei tempi, immagino esattamente l’opposto. Com’è possibile?

Non credo che durante la guerra in Italia si pubblicassero fumetti che parlassero della guerra stessa con toni così gaudenti, anzi. Non essendo esperto di questo argomento però non posso esprimermi, ma in compenso ho trovato questo video interessante (per quanto spartano) girato ad una mostra di Etna Comics 2013, riguardante i fumetti italiani, francesi e americani durante la seconda guerra mondiale.

Insomma, Male Call doveva tirare su di morale i soldati con le avventure di una bella ragazza, la stessa missione dell’inglese Jane. Entrambe le belle protagoniste venivano dipinte sulle fiancate degli aerei da combattimento.

Il bombardiere

Bombardiere N.2

Allora mi chiedo: visto l’approccio alla guerra di un fumetto come Male Call, si può dedurre che gli americani andassero in guerra più “a cuor leggero” degli europei? Attenzione, anche nel fumetto di Caniff si trovano gli orrori della guerra: la morte, la mutilazione, lo sfinimento, la paura. Ma tutto è stemperato, tutto tende ad una visione goliardica e vitale della vita del soldato.

Occhei, partendo da questa piccola intuizione, in realtà voglio spiegare cosa penso dell’attitudine alla guerra degli Stati Uniti, una mia personale ed inesperta visione della questione. Gli Stati Uniti non hanno mai vissuto la guerra sul proprio suolo. Dopo la guerra di secessione, l’unico attacco terrestre mai subito dagli Stati Uniti sono state le scorribande di Pancho Villa all’inizio del XX secolo. In pratica, gli statunitensi non conoscono davvero lo strazio della guerra, il dolore del genocidio, della strage, dello sradicamento dalla propria terra, della deportazione, della perdita di tutto.

Chi invece è cresciuto nel cuore del conflitto, nell’Europa infiammata e dilaniata in uno scontro fratricida e folle, è stato educato alla memoria: dalle istituzioni, dalla scuola, dalla famiglia, perfino dall’ambiente, che porta ancora, dopo decenni, i segni di quello che è successo. In Europa capita ancora di disinnescare le bombe inesplose, dai tempi di un conflitto già finito quando i miei genitori non erano ancora nati.

Eppure gli statunitensi sono un popolo guerriero: quasi ogni generazione ha i suoi veterani, dalla guerra mondiale, dal Vietnam, dall’Iraq, dalla Bosnia, dall’Afghanistan… Ma sono soldati sinceramente e fermamente convinti di impugnare la spada della giustizia, di essere nel bene, inconsapevoli dell’orrore che portano con sé.

Solo una volta gli Stati Uniti hanno sperimentato veramente la sensazione di essere colpiti al cuore, di non essere al sicuro. L’11 Settembre ha scioccato l’America, come uno schiaffo dato a un sovrano.

Il fumetto di Milton Caniff comunque è anche un sincero rimedio alla vita da soldato, tanto che nella prefazione all’edizione italiana della Comic Art, l’autore stesso scrive: <<Durante la guerra nei più sperduti angoli del mondo, leggere una pagina a fumetti era come tornare a casa per uno o due minuti e rappresentava un’evasione convincente dalle brutte cose che stavano accadendo.>>

Aspettativone per Wonder Woman di Grant Morrison

In questi giorni stavo giusto pensando al fatto che non ci sono grandi storie di Wonder Woman, o almeno io che non sono un appassionato non le conosco.

Così, tornato a casa da una deliziosa festa celtica nelle Marche, il Montelago Celtic Festival, con ancora la risacca della Ieger-birra bevuta la notte prima, mi imbatto in questa notiziona e in questa intervista, di qualche giorno fa.

Sostanzialmente Grant Morrison scriverà un ciclo di storie di Wonder Woman, e questo mi fa sperare di poter leggere finalmente un’avventura degna di un’icona come quest’eroina. Ma non solo, Morrison ha anche confermato, in parte, quello che sospettavo: Wonder Woman negli ultimi 20 anni non avrebbe avuto storie memorabili.

Ci sono delle amazzoni che guardano Wonder Woman
Quello che ci aspetta.

Ora, secondo me il personaggio ha delle potenzialità veramente enormi e spero che in futuro siano sfruttate di più. Spero che il ciclo di Morrison sia davvero buono. Cavolo, quale altro super eroe è stato creato da un sociologo femminista? Wonder Woman è la prima grande eroina donna che combatte e affronta i guai senza atteggiamenti femminei, forse non solo nel fumetto,  ed è la prima icona pop ad incarnare la donna emancipata, e nonostante ciò è anche veramente sexy. Pensate se fosse stata creata dal femminismo degli anni ’60 e ’70: Wonder Woman coi baffetti!

Insomma, questo personaggio è fantastico, ma le storie che ho sleggiucchiato nell’ultimo anno non mi hanno convinto a seguire la serie. Spero che le cose cambino in meglio, al mondo serve davvero una donna muscolosa e seminuda che combatta la malvagità, ma solo se le sue avventure sono all’altezza di un personaggio così maestoso.

Wonder Woman con un gatto
Oh, yeah!