La canottierina bianca della settimana

Dopo il funk marcio della settimana, rubrica che magari un giorno riprenderò, ho deciso di istituire una nuova rubrica per il mio blog: la canottierina bianca della settimana!

In realtà è anche un modo per aggiornare il blog anche in questo momento in cui sono molto impegnato. Ho comunque intenzione di scrivere cose anche meno cretine, anzi, quasi serie. Ma comunque sempre tra il serio e il faceto. Diciamo facete.

Bossi è vecchio e stanco.
Ma veniamo a noi…

Perché la canottierina bianca? Perché è un indumento fantastico, l’indumento che rende qualsiasi ragazza più figa.

Sì, questa rubrica si prefigge di portare ogni volta una canottierina bianca alla gloria.

Bossi è solo lì per spaventarvi.

La prima è quella che mi ha fatto sentire il bisogno di parlare di questo argomento: Jennifer Connelly in Tutto può accadere (titolo originale “Career Opportunities”, del 1991).

Sbeng!

Ora, il film non l’ho visto, ma non credo sia un capolavoro. In compenso, questa cosa potrebbe essere sufficiente a svoltarlo. Mah, non mi va di vedere un film solo per le tette, a meno che non sia un Russ Meyer d’epoca.

Comunque, per chi volesse approfondire, c’è questo:

 

Cucina mantovana a sorpresa – il merlo (+ bonus)

Circa un mese fa mi è successo un fatto curioso a Bologna. Sul balcone del mio appartamento ho dei grandi vasi in cui io e mio fratello coltiviamo basilico, timo, menta, prezzemolo, salvia, luppolo ed altre simpatiche spezie, che danno un tocco di freschezza floreale al grigiore del nostro palazzo. Proprio dietro al prezzemolo, cosa troviamo un giorno? Uova. E cosa troviamo sopra le uova? Una picciona che le cova. Insomma, florido e riparato, il nostro balcone era diventato il rifugio perfetto dove nidificare. Anche se credo che la picciona abbia un po’ rivisto la sua teoria sul nidificare sui balconi, visto che ogni volta che andavamo sul balcone lei volava via spaventata o, presa dalla disperazione dell’istinto materno, cercava di difendere strenuamente le sue uova.

AAAARG
Tipo questi.

Comunque sia, le uova si sono schiuse e ne sono usciti due mostricciattoli (no, dico sul serio, i pulcini di piccione sono esseri orribili). I mostricciattoli sono cresciuti e ora, messe le penne, sono quasi pronti a volare, anche se pigolano ancora come dei dannati quando arriva la loro madre a vomitargli in bocca.

Un fatto così particolare come la nidificazione di piccioni sul mio balcone, andava subito raccontato a mio nonno, il quale però, mi ha dato una risposta al quanto bizzarra: <<Mangiali>>.

E non solo mio nonno, anche mio padre. Ora, a parte il fatto che i piccioni sul mio balcone sono stati nutriti probabilmente con pezzi di copertone e amianto, e dunque non devono avere una carne molto genuina, sono venuto a sapere che mio nonno mangiava i merli.

<<Morbidissimi>>, secondo lui.

A sorpresa, scopro così che anche il merlo, animale selvatico e minuto, rientra nel bestiario degli animali della Bassa che possono finire sulla nostra tavola. Basandomi sui racconti di mio nonno, dunque, ecco la formula per ottenere le SFOGLIATE DI MERLO.

1. Abbiate quattordici anni, o giù di lì.

2. Scorrazzate per la campagna e arrampicatevi sugli alberi. Prima o poi vi imbatterete in un nido di merli. Li si riconosce subito, le uova sono azzurrine e picchiettate.

3. Se avete trovato il nido, siete a posto. Non dovete fare altro che controllare di tanto in tanto quanto crescono i pulcini. Il momento giusto per rapirli dal loro nido è quando sono già belli grandi e la loro madre non va più a nutrirli, quando cioè stanno per spiccare il volo.

4. Prendete i merlini e portateli da vostra nonna, o da vostra madre. Non ho idea di come si uccidano, ma credo spezzandogli il collo.

5. La nonna prepara le sfogliate, con un carne tenerissima di merlo.

So che tutto questo può sembrare crudele (rapire degli uccellini proprio quando stanno poeticamente per spiccare il volo), ma una volta nelle campagne era perfettamente normale. Gli animali si allevavano, si uccidevano e si mangiavano. Non è molto diverso da come la carne arriva oggi nei nostri piatti, tranne che gli allevamenti ora assomigliano più a fabbriche, e le carni a prodotti industriali. La cosa che mi ha fatto riflettere è che mio nonno allora non controllava la natura, ne era parte. Era un predatore. Mio nonno ai tempi doveva essere davvero un figo.

Ma non è tutto, c’è il bonus. Perché mio padre, spinto dalle mie domande, mi ha raccontato anche delle semplici trappole, fatte con un cesto e un bastoncino legato a una cordicella, con cui si catturavano i passeri, anch’essi destinati ad imbandire con opulenza le nostre tavole. E come se queste non bastassero, mi ha dato un riferimento colto e, soprattutto, ancora più splatter.

 

Nel quadro di Pieter Bruegel il Vecchio “Paesaggio invernale con trappola per uccelli” è rappresentata una trappola con lo stesso funzionamento, ma con una differenza: invece di far cadere un cesto che imprigioni i passerotti, si usa una pesante porta in legno di larice. Il risultato è assicurato: ragù di passerotti istantaneo. Un po’ pennuto, se vuoi, ma istantaneo.