La demenzialità di Corto Maltese

Corto Maltese è forse il mio fumetto preferito in assoluto, e certo, non credo di essere l’unico a considerare il personaggio di Hugo Pratt uno dei più belli del fumetto di tutti i tempi.

Corto però è un personaggio multiforme: può essere serio, romantico, ironico, disincantato e sognatore allo stesso tempo. Mi è capitato da poco di rivedere il film animato italo-francese (ma credo che la manona francese si veda più di quella italiana) tratto da “Corte sconta detta arcana”, e qualcosa di tutto questo mancava. Per carità, il film è bellissimo e molto fedele, ma essendo un adattamento è ovvio che in qualcosa debba differire dal fumetto. In particolare, in una delle scene più concitate e rapide, mancava questa battuta che Corto fa a se stesso.

No, cavolo, compari.

Questo calo di tensione improvviso da all’azione del fumetto un tono vagamente surreale, che contraddistingue ben più di una storia del marinaio.

Anzi, si può dire che la demenzialità in Corto Maltese sia quasi tipica.

E’ facile imbattersi in situazioni surreali, quando non del tutto fantastiche, soprattutto nelle ultime opere di Hugo Pratt, dove il sogno e la magia la fanno da padrone. Molte se ne trovano in “La rosa alchemica”, come ad esempio questa scena, deliziosamente frivola e compiaciuta:

Giovanna d'Arco

Spesso però la deriva di queste scene è decisamente comica, come queste tratte da “Mu. Il continente perduto”:

Corto Maltese che parla con un fungo-fallo. Secondo voi è una cosa seria?
Corto Maltese che parla con un fungo-fallo. Secondo voi è una cosa seria?

Ma non si tratta solo della magnifica ironia, distaccata e sognante, di Corto, a volte Pratt inserisce battute avulse dal senso della storia, che appunto rendono surreale la scena, e che hanno una sfumatura decisamente demenziale.

Mu, il caimano

Corto vs Nazario Sauro

(Per altro, Via Nazario Sauro è la via di Mantova dove andavo sempre a comprare i fumetti con i miei amici, quindi tutto torna).

Ma questa venatura demenziale non è tipica solo dell’ultimo Corto Maltese, quello surreale delle ultime avventure. Troviamo qualcosa di simile ancora in “Corte sconta detta arcana”, questa volta grazie al mascherone che a volte diventa Rasputin:

GRRRRR

Ma la demenzialità si trova già nella prima storia, nel capolavoro “Una ballata del mare salato”. Qui infatti troviamo la lingua dei maori magicamenete convertita in veneziano:

No, dai!
Scusate i miei potenti mezzi tecnologici.

I maori parlano in veneto tra loro ed anche con gli europei, con un’interruzione voluta della verosimiglianza.

Questa demenzialità è più di un semplice gioco, di un vezzo dell’autore. Essa contribuisce a rendere la narrazione surreale, distaccata, e aiuta il lettore ad essere più ironico nei confronti della storia che legge.

Come Pratt non si sentiva “padre” di Corto Maltese, ma al limite “zio”, così noi lettori dobbiamo saper prendere le storie del marinaio con un po’ di ironia, con divertimento un po’ distaccato più che con la sofferenza di un consanguineo.

Una donna fatta come una donna – Sugar Pie De Santo

Di belle ragazze, si sa, è pieno il mondo. Anzi, tutte sono belle in realtà.

Ma alcune hanno una marcia in più, quel qualcosa di recondito che fece girare la testa a Lampião quando vide per la prima volta Maria Bonita, o il fascino ribelle di Anita Garibaldi, o la dolcezza di… bah, ‘fanculo la dolcezza!

Perché giudicare una donna dal solo aspetto fisico? E’ assolutamente limitante.

Lo so, molti di voi penseranno che le cose non funzionano così, che l’aspetto esteriore è essenziale nel nostro mondo fatto di apparenza e ipocrisia, ma vi sfido a pensarlo ancora dopo la vigorosa, afrodisiaca, estasiante bomba sessual-musico-sballata che sto per presentarvi:

SUGAR PIE DE SANTO

Miscuglio etnico bizzarro? La bizzarria è cosa buona e giusta.
Miscuglio etnico bizzarro? La bizzarria è cosa buona e giusta.

Sugar Pie De Santo è una cantante soul vissuta principalmente a S. Francisco. Mezza afroamericana, mezza filippina, da un connubio così non poteva che venir fuori una donna di classe.

GRRRRR
Quanti bei colori.

Certo, negli anni ’60 era dotata di un faccino carino e simpatico, di una gran voce soul e, a quanto pare, di maglie molto colorate, ma non è in gioventù che ha dato il meglio di sé. Perché questo, ragazzi e ragazze, è il genere di donna che col tempo continua a migliorare.

Al momento di questa performance, nel Luglio del 2011, la signorina aveva ampiamente superato i 70 anni.  Questa vecchietta ha un’energia e un carisma che danno due giri a qualsiasi cantante femminile di oggi. E io ho avuto la fortuna di essere in mezzo al pubblico quella sera, per cui posso assicurarvi che ciò che vedete nel video non può equiparare quello che le ho visto fare davanti ad una piazza intera: dopo aver chiamato un ceffo dal pubblico a ballare con lei, prima gli è balzata addosso, poi si è agganciata a lui sostenendosi solo con le gambe. Roba che mio nonno perde gli arti solo a pensarci.

Insomma, una donna, quando è fatta come una donna, non invecchia, si eleva.

Anni '60: gagliarda, fresca, vivace.
Anni ’60: gagliarda, fresca, vivace.

 

UPGRADE!!! (dopo sgancia le mani e danza tenendosi solo coi piedi).
UPGRADE!!! (dopo sgancia le mani e danza tenendosi solo coi piedi).

Titoli fighi III

Ecco altri titoli fighi. Un altro trucchetto che può rendere un titolo interessante è mettere dei numeri. Di solito è difficile che un numero entri in un titolo, perché è quelcosa di freddo e preciso, ma a volte può spiazzare e incuriosire. Anche l’uso di lingue diverse, o desuete (come il latino), può essere molto figo.

  • Cuore di tenebra
  • I tre giorni del condor
  • Verba manent
  • Quo vadis, baby
  • Zabriskie Point
  • V per Vendetta
  • Cowboy Bebop
  • La notte dei desideri ovvero Il Satanarchibugiardinfernalcolico Grog di Magog
  • 100 Bullets
  • 20th Century Boy
  • Nausicaa della valle del vento
  • Pomi d’ottone e manici di scopa

Funk marcio della settimana – Love Unlimited Orchestra

Ecco, vedete, il Karma un po’ esiste. Non quello vero, ma il concetto pop per cui se fai il bene, il bene poi ti ritorna, (o anche: più la merda mandi in giro più tu poi ti smerdi) l’ultima volta ho scritto un pezzo per questa rubrica nel quale parlavo dei migliori programmi radiofonici in grado di fornire marcitudine alle orecchie di noi funkettari. Tra questi programmi c’era Fried Chicken, condotto dal duo di DJ bolognesi Sons of Trojans.

Bhè, sta di fatto che a un certo punto della trasmissione, parte la scommessa: “al primo che indovina in quale canzone è stato campionato questo pezzo, offriremo una birra”. Cazzo, ho risposto correttamente con un SMS. E la sera sono andato allo chalet dei giardini Margherita. E quella birra me l’hanno veramente offerta. Troppo dei tranquilloni!

Ergo, il Funk marcio della settimana sarà il pezzo in questione, che se volete non è marcissimo, ma sa il fatto suo. Si tratta di Satin Soul della Love Unlimited Orchestra, campionato appunto da Guru in No time to play.

Fico.