Funk marcio della settimana – Asha Puthli

Praticamente, ci sono un tot di trasmissioni radio che seguo e che, puntualmente, mi danno la giusta quantità settimanale di funk. C’è Urban Suite (Radio2), condotta da Irene Lamedica, c’è Soul Tracks (Radio Capital) e Vibe (Radio Capital), condotte da Massimo Oldani, ma anche le radio locali ogni tanto riservano delle sorprese. Anzi, a volte sono proprio i conduttori di piccole trasmissioni che possono permettersi di trasmettere cose estremamente ricercate. E’ il caso di Radio Città Fujiko, radio locale di Bologna, che con alcune sue trasmissioni, come Fried Chicken e Grande Anima, a volte droppano cose introvabili, o poco battute, o semplicemente marce.

Tipo Asha Puthli, una delle più grandi cantanti indiane, che era stralunata e marcia al punto giusto.

I tesori si trovano nei mari più profondi.

Figure RETORICHE

Ho guardato alcuni film di Hollywood recenti e ho notato una tendenza un po’ fastidiosa: l’incremento della RETORICA. Lo scrivo in maiuscolo perché renda maggiormente l’idea di qualcosa di granitico e ingolfante. I film in questione sono: Iron Man 3, Cloud Atlas, Oblivion, e, visti un po’ più di tempo fa, The Expendables 2 e Il ritorno del cavaliere oscuro.

Dio retorico
La retorica pesa.

Mi riferisco in particolare ad alcuni artifici narrativi o registici che tendono a sottolineare con enfasi i momenti più moralmente importanti dei film, tipo:

  • Il titolo che compare solo alla fine del film
  • Voce narrante che fa il pistolotto retorico mentre altre immagini scorrono
  • Altre bizzarie che ti danno l’impressione di guardare un trailer

Sì, perché secondo me è proprio il linguaggio dei trailer, che per lo più fa leva sul lato epico dei film, che è all’origine di queste forme. In The Expendables 2 e in Il ritorno del cavaliere oscuro il titolo del film compare solo alla fine del film (e nell’ultimo caso dopo un buon pistolotto retorico), come in un trailer. L’effetto è anche bello, volendo, perché almeno è alla fine del film.

Ma gli altri casi mi hanno in qualche caso creato fastidio. In Iron Man 3 e in Cloud Atlas, si trovano voci narranti che ti spiegano la morale del film. Poi, i film sono anche belli, ma queste cose mi restano un po’ sul culo. Oblivion infatti mi ha un po’ deluso. Ogni tanto mentre guardavo il film non potevo che proiettare nella mia mente una scritta enorme in blocchi di granito che diceva “RETORICA”. Un esempio? Quando il vecchio Morgan Freeman fa un discorso su giustizia e spirito di sacrificio a Tom Cruise, mentre quest’ultimo smanetta con delle robe meccaniche: ad ogni pausa enfatica di Morgan, Tom stacca un cavo. Il realismo sacrificato alla forma. RETORICA.

Che poi in sé la RETORICA non è necessariamente sbagliata, dipende dal contesto. Ad esempio, The Banquet, film cinese del 2006 tratto dall’Amleto, è retorico a bomba, però tutto il suo stile è elevato, sostenuto, teatrale. La cosa non stona. Se in un film dalla narrazione realistica mi inserisci una scena così fottutamente retorica come quella di Oblivion, cavolo stride. Altri retori bravi? Frank Miller, ad esempio, che è retorico, ma, almeno un tempo, volevi solo dargli una frusta in mano e dirgli <<ti prego, fammi del male>>; oppure Francesco Guccini, che in Don Chisciotte è parecchio retorico, ma in quella canzone spacca di brutto.

Fig. 1, retorica credibile.
Fig. 1, retorica credibile.
mah
Fig. 2, retorica poco credibile (se indossi quegli occhiali, poi non puoi pretendere di fare dei discorsi seri).

 

La mia domanda perciò è: coloro che hanno realizzato questi film, hanno dovuto spiegarne il significato perché non si capiva abbastanza bene? Questo sarebbe abbastanza grave, ma credo che non sia così. Credo che il ricorso a mezzi retorici più pesanti (e più visibili), sia un tentativo di suscitare una maggiore partecipazione emotiva. Emozionare.

Se per emozionare, o per comunicare qualcosa allo spettatore, il cinema di intrattenimento americano comincia a ricorrere a mezzi così esteriori e formali, vuol dire che sta arrivando veramente al limite del suo concetto di narrazione, al limite stilistico delle sue produzioni. E’ questa l’altra faccia del decostruzionismo di molti film, che comunque è un terreno ancora fertile, ma in fase di esaurimento.

Tutto questo per dire che bisogna tentare nuove strade e cercare soluzioni al di fuori del nostro immaginario pop consueto, o l’occidente sarà investito da altre industrie e altre culture che oggi sono in crescita. Tipo quelle asiatiche o quelle africane, che, per carità, hanno prodotto sempre, la prima film fighissimi, e la seconda musica fantastica, ma provate a pensare se succedesse il contrario…

Ok, invadeteci.